venerdì 15 settembre 2017

Streghe


"- (Gendry) Mi avete venduto ad una strega!
- (Thoros) Ad una sacerdotessa! Mmm... ammetto che la differenza è sottile!"
(da una scena del telefilm "Il Trono di Spade" stagione 7, puntata 6)

Una ventina di anni fa alcune donne rivendicarono il termine "strega" per riportarlo al suo significato originario e più positivo che i roghi medioevali e tutta la persecuzione anche successiva avevano occultato: donna di conoscenza.
Poi non so.... si sono come "vergognate", e negli ultimi anni hanno deciso che "sacerdotessa" era meglio: rievocava il fascino di donne sacre coperte di veli in templi dorati ascoltate da fedeli adoranti. Alcune invece hanno optato per "sciamana",  suggerendo la figura di una che la sa lunga e per la quale la natura non ha misteri. Molte ne hanno fatto un business. Alcune sono sparite, sono tornate dietro al velo. Poche sono rimaste coerenti a quella "strega" prima ancora che sacerdotessa o sciamana e seppur sacerdotessa, sciamana, erbaria, avaloniana, wicca, guaritrice, animista,  guru ecc...
Alla fine la parola "strega" non ha vinto, e non è riuscita a recuperare il suo valore naturale ne un significato nuovo. A dire il vero, ormai è fuori moda. 

Le mie parole sono dettate dalla nostalgia.

Dedicato a "Brini", che non lo leggerà mai (non la sento da secoli):
Stamani una cornacchia si è posata sul davanzale del mio balcone, e gracchiando mi ha svegliata. 
Mi è tornata alla mente, con un pizzico di malinconia, una foto, un ricordo: una giovane ragazza, vestita di nero, con una cornacchia appoggiata sulla curatissima mano. 
Quella ragazza era Brinigwenn (che significa "corvo bianco", ed è l'equivalente del nome Branwen ma in una lingua celtica più continentale). La cornacchia era stata da lei trovata ferita in strada, portata prima alle cure della Lipu e poi in seguito a casa per la convalescenza, fino che non fu la cornacchia stessa a decidere che stava bene e se ne volò via. 
Erano gli anni in cui in molte (anche noi "avaloniane") volevamo dare un senso nuovo a quel termine "strega", che ci accomunava tutte: sì certo, donna di conoscenza, ma anche colei che persegue l'armonia. Non la fattucchiera crudele immersa tra pozioni e invocazioni (ben altra cosa), bensì colei che diventa essa stessa Magia, in virtù del recupero di una consapevolezza spirituale della realtà naturale circostante e quindi di un rinnovato patto con le Antiche Armonie. 
Brinigwenn era anch'essa una sacerdotessa, anzi, una "sacercorvessa", ma niente a che fare con le odierne celebranti di riti battesimi matrimoni, relatrici di corsi ecc... e tutto a pagamento. Allora la spiritualità era così sacra che non si offendeva con il denaro, e il punto non erano le cerimonie, bensì la connessione silenziosa e consapevole con la Grande Energia. Difatto, il focus fondamentale per noi era l'Armonia, i "titoli" di ciascuno non interessavano a nessuno, erano una conquista prettamente personale, ed eravamo tutte "sorelle" in cammino, tutte uguali, ognuna con il suo sentiero da percorrere. Ho ritrovato questo, per le sorelle di Avalon:

"Mano nella mano
Dolci sorelle. 
Mano nella mano
a celebrare il sorriso dell'Antica Madre.
Colei che è Vita ed è Morte. Luce e oscurità, principio e fine.
Cantiamo insieme le Antiche Armonie,
ma in un sussurro del cuore.
C'è già troppo clamore in giro.
Non abbiamo bisogno di urlare, troppi lo fanno.
E' sufficiente un sussurro del cuore, quando l'anima sa danzare 
abbracciando le anime che le sono affini.
E se i tempi sembrano bui, se la solitudine è la nostra unica compagna,
troveremo qualcuno che saprà condividere con noi la gioia che scorre nel sangue
di chi conosce la Voce della Madre.
E capiterà per caso. E ci si riconoscerà subito.
E sarà come un sussurro del cuore.
Senza alcun clamore.
Non c'è bisogno di parole, se ne sprecano già troppe in giro. 
A cosa servono le parole, quando tutto ciò che serve è un sussurro del cuore?
E quando le nostre anime danzeranno insieme, tenendosi strette, riconoscendosi,
gioendo della semplice presenza,  o esistenza, 
ancora non ci sarà bisogno di parole.
Sarà un tumulto del cuore.
Senza alcun clamore.
Sarà gioia pura e semplice che non avrà bisogno dell'approvazione di nessuno,
sarà un segreto da custodire come il bene più prezioso,
ben celato tra le nebbie.
Perché l'oscurità non possa mai offuscarne la luce. 
Solo così sarà un faro nella notte per tutte le anime silenziose che possono udire 
l'Antico richiamo della Madre.
Perché la Madre ci parla attraverso un sussurro del cuore.
Senza clamore.
...
La voce della Madre parla dal fitto delle nebbie, protetta dai guardiani del suo Sogno.
E nelle profondità delle nostre anime serbiamo il segreto di ciò che siamo.
Segretamente, senza clamore. 
Segreti i nostri nomi, segreti agli occhi del mondo. 
In silenzio, saranno i battiti del cuore a vibrare nelle Antiche Armonie.
Noi siamo l'Isola Sacra, Noi siamo la Nebbia.
Noi siamo il mare spumeggiante che circonda una terra di antiche conoscenze.
Noi siamo il segreto, e le detentrici dell'Antico Mistero.
Noi siamo migliaia di Sorelle con molte facce, ma parte di un'anima.
Lei è noi, e noi siamo Lei.
Madre, Fanciulla, Anziana, Una.
Noi siamo più della superficie che vedi.
Non siamo meno della più insondabile profondità.
Puoi darci un nome, ma non puoi definirci.
Lei può rispondere al tuo richiamo, ma Lei non è il nome che le hai dato.
Lei è Colei che dona ed è il Dono.
Che noi siamo benedette, sorelle del Cerchio che si riparte nella Triplice Spirale"
(Brinigwenn)

Eravamo sorelle. Eravamo "streghe", ma non necessariamente col cappello a punta.
Amiche, talvolta nemiche, in un cammino senza regine ne servi, in un percorso che portava sulla collina sacra al centro di un lago nel bel mezzo del cuore. Ogni momento passato nella natura, unico vero "tempio", nella sua osservazione, nel suo ascolto, era un momento su quella collina. 
Streghe = parola con accezione positiva, indicante donne di conoscenza, donne di Antiche Armonie sacre e naturali, donne che sono Magia, nel cuore. 

Ipazia, la docente di scienza presso quella che fu la Biblioteca di Alessandria, fu la prima ad essere massacrata dai preti perché "strega", e ciò che la rendeva tale era proprio la sua conoscenza, e la sua capacità di osservare il mondo. Una donna non poteva avere conoscenza, ne successo, doveva solo essere l'ombra dell'uomo. 
Tutti gli archetipi divini (le Dee) sono "streghe": la Cailleach, Cerridwen, Rhiannon, Brigid, Arianrhod ecc... . Tutte, nei loro miti, palesano una Magia interiore, tutte sono le Antiche Armonie, ad alcune di esse è associato un calderone, che sia di guarigione, di abbondanza o di saggezza, ma sempre con una accezione positiva. Le leggende sono insegnamenti.
Anche Santa Brigida era una strega: la leggenda narra miracoli come la moltiplicazione del burro e della birra. Miracoli... il nuovo termine per indicare qualcosa che ha del misterioso, magico, ma benefico. Nel medioevo, se una donna aveva la capacità di guarire, era già condannata come "strega", usato allora erroneamente in senso dispregiativo, per dire "fattucchiera". Non sono le parole ad essere sbagliate o oscure, bensì sono gli atti crudeli degli uomini. La strega è figlia della saggezza e della conoscenza, la fattucchiera è figlia della superstizione e dell'ignoranza.

Un tempo riempivamo quaderni di leggende, di ricerche, di studi storici e antropologici, di ricette (tisane, cucina, .. che credevate??), di meditazioni, di sogni, di ispirazioni. Immaginavamo la casa in una foresta, un fuoco nel camino acceso con le fascine trovate durante una lenta passeggiata autunnale nel bosco, una favola davanti al fuoco, una vita più naturale. Ad ognuna delle otto feste della Ruota dell'Anno ci mandavamo auguri, consigli, frasi poetiche.  
Parlavamo di favole e miti, di conserve, di scope, di castagne, di libri, di tradizioni antiche, di lavanda e rosmarino nel vaso sul balcone, di piedi nudi sulla sabbia, di luoghi sacri, di nebbie incantate, di granchi salvati dal secchiello dei bambini, di erbe, pietre e incensi, di casette per gli uccellini e di cosa era giusto metterci dentro per dare loro il cibo corretto, di mele (non avvelenate) al forno con la cannella, di "piccolo popolo", di gatti, di pane impastato con amore ed energia positiva, di cosmesi naturale, di zucche intagliate, di ghirlande di agrifoglio, di bacchette di salice, di spighe di grano, di Fanciulle dell'Edera, dei volti della Luna, di Sole e Stelle, di sogni, di gesti significativi, di alberi di Yule. Creavamo arte o artigianato. Condividevamo pensieri felici, anzi, "magici". Ci piacevano le nuvole e gli abiti lunghi. Accendevamo candele sul balcone quando qualcuno moriva, affinché la loro luce lo aiutasse a trovare la via per i sacri prati fioriti di Tir na n'Og.

"Sospese a fievoli sussurri portati dal Vento
Siamo le figlie della Sacra Isola dei Meli
Siamo il Canto che proviene da oltre i Veli
Dai profondi abissi osserviamo la Storia
Siamo la Voce che incanta la Luna e ne conserva memoria,
Siamo della fonte arcaica il richiamo sopito
Siamo l'alito che alimenta il fuoco del Calderone Antico
Custodi della Coppa...
Reggenti della Spada del Mito.
Ammantate di piume lucenti
Abbiamo ali tenere ed evanescenti
Al calar delle Tenebre
Doniamo Notti Incantate
E in luoghi segreti danziam con le Fate
Siamo la Notte di Stelle ammantata
Siamo la Voce che annuncia l'Alba incantata
Siamo il fiore che a Maggio avrai colto
Siamo d'Estate il Sogno per un Buon Raccolto
Siamo in Autunno la foglia che cade leggera
Presenti all'inizio e alla fine di ogni Era
Siamo il ricordo di un sommerso Mito Ancestrale
Sorelle nel Cerchio della Triplice Spirale
Siamo i boccioli del Ramo d'Argento,
Al servizio della Madre Terra."
(Brinigwenn - Avalon Nemeton)

Alla fine ti accorgi che non tutto può essere cancellato, chiuso, disfatto, eliminato, ci sono cose che per la loro bellezza restano, la loro lucina rimane impressa nella Grande Energia, e sono sempre lì, "senza clamore", nel "sussurro" del cuore, o meglio...di una cornacchia che gracchia sul balcone di primo mattino. 

PS: Sull'argomento "streghe" ne avevo già parlato un bel pò di tempo fa qui, nell'ultima parte del post natalizio, per cui non aggiungo altro.